Bahia è una città meticcia. Rari sono i neri che non abbiano una goccia di sangue bianco come rari sono i bianchi che non abbiano una goccia di sangue nero. Gli Indios invece, più degli altri, nel mio immaginario, sono rimasti fedeli a se stessi. La loro lotta, strenua e instancabile, in difesa delle proprie terre, probabilmente non è estranea a questa mia percezione. Sangue nero, sangue bianco, sangue indio, in realtà sangue rosso per tutti. La società, come si presenta oggi, è la conseguenza di più di tre secoli di schiavitù, schiavitù come sistema sociale, economico, come ordine costituito.

Yemanjá disegno di Carybé
Yemanjá
disegno di Carybé

   Il 2 febbraio, a Bahia, è giorno di festa. Non si tratta della Presentazione di Gesù al tempio e neppure della Candelora. In quel giorno, Bahia rende omaggio a Yemanjá, in origine divinità dei fiumi, scesa dalle navi negriere dopo aver attraversato l’oceano, proveniente dagli antichi regni e dalle floride città-stato yoruba, per trasformarsi nella Rainha do Mar – la Regina del Mare – sul nuovo continente. Per fare mente locale, l’etnia yoruba vive, oggi, negli stati corrispondenti alla Nigeria e al Benin (ex Dahomey).

   Ordep Serra, antropologo e magnifico narratore, ci parla di Yemanjá come di una grande e potente regina, moglie di Oxalá (assimilato al Cristo nel sincretismo religioso e nella nostra “visione eurocentrica”, secondo l’espressione udita recentemente in una conferenza). Lei ha un cuore grande, ma quando si arrabbia sono guai, d’altronde così è anche il mare, che è regno suo. È una nobile dama che sa il fatto suo. Chi ha carattere è in parte figlio di Yemanjá: Quem tem cabeça, tem Yemanjá. Ha tanti figli. È madre di tutti i grandi orixás (divinità), tra gli altri, Xangô (orixá del fuoco e dei fulmini, protettore della giustizia – assimilato a San Giovanni Battista), Ogum (orixá del ferro, della guerra e dell’agricoltura – assimilato a San Giorgio), Oxóssi (orixá della caccia – assimilato a San Sebastiano) … A dire il vero, per Xangô, la faccenda è piuttosto complicata, c’è chi dice che è figlio del suo ventre, altri che è figlio adottivo. (Per riprendere un linguaggio più vicino a noi, potremmo dire che Xangô è figlio del suo seno, non a caso Yemanjá è anche assimilata all’Immacolata Concezione).

   Ma non è tutto: Yemanjá è anche una donna che s’innamora. Un giorno, davanti al suo palazzo, vede passare un uomo bello ed elegante, Orunmilá. Lo chiama ed iniziano a conversare, perché, si sa, parlare con Orunmilá, signore del Destino, è sempre interessante. Cosa si dissero non è dato sapere, quel che è certo è che dopo nove mesi nacque Oxum, dea dell’acqua dolce.
Un altro giorno, percorrendo la foresta, la regina s’imbatte in un cacciatore, tanto bello che se ne innamora perdutamente. Era Erìnlé. Yemanjá è una donna determinata, decide di portare il bel cacciatore a vivere con lei. Passa il tempo ma, si sa, la passione non è eterna, ed un giorno, stanca di quel legame, Yemanjá vuole riprendersi la sua libertà. Ma c’è un problema, Erìnlé sa troppe cose di lei ormai. Allora, prima di lasciarlo, la regina non trova di meglio … che tagliargli la lingua. Ecco perché nel pantheon degli dei, l’orixá Erìnlé è senza voce.

La festa di Yemanjá disegno di Carybé
La festa di Yemanjá
disegno di Carybé

   L’avete capito, siamo lontani dal peccato originale e dal senso di colpa. Prevale, invece, una sensazione d’amore universale, che trova la sua massima espressione nella Festa di Yemanjá, la Grande Madre, che non fa distinzione tra figli naturali e figli adottivi; alla quale ci si rivolge in cerca di conforto, di comprensione e di protezione. Yemanjá, Rainha do Mar, è anche la protettrice dei pescatori e questa sua immagine è assimilata alla Madonna dei Navigatori.

I suoi colori sono il bianco, l’azzurro, l’argento ed il rosa
Il suo giorno, il sabato
Il suo simbolo, l’abebé (specchio) d’argento
Il saluto, col quale ci si rivolge a lei, Odó-Iyá

  Se ne avrete voglia e tempo, troverete altri miei articoli sulla Festa di Yemanjá, QUI, QUI QUI 

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