CAM00307   La Storia, si sa, è fatta di corsi e ricorsi. Agli inizi dell’Ottocento, c’era già chi pensava ad esportare la democrazia. Napoleone percorreva l’Europa, osannato dagli uni, esecrato dagli altri, e per farci un’idea di quello che accadeva in casa d’altri, potremmo dire che se la Serenissima piangeva, Lisbona non rideva. Nel 1807, Bonaparte invadeva il Portogallo, e la Casa Reale di quel paese si trasferiva – con più bagagli che armi – a Rio de Janeiro, essendo allora il Brasile colonia portoghese.

   Nel 1816, morta la regina Maria I, suo figlio Giovanni, fino allora reggente, prende il nome di Giovanni VI (Dom João VI). Nell’intento di marcare il nuovo corso e di dare al paese una nuova immagine, egli chiama dalla Francia un gruppo di artisti e artigiani. Tra le altre cose, nascono così la Scuola delle Scienze Arti e Mestieri e l’Accademia di Belle Arti.

   Sono passati due secoli, ma la scelta neoclassica e illuministica di João VI ancora fa discutere. I Modernisti, che nel 1937 crearono l’IPHAN – Instituto do Patrimônio Histórico e Artístico Nacional, la considerarono una frattura nel processo di costruzione di un’arte brasiliana “genuina”.
   Pedro Martins Caldas Xexéo, museologo e conservatore del Museo Nazionale di Belle Arti, è invece del parere che gli stili Barocco e Rococò [allora vigenti in Brasile] si erano in realtà esauriti ed erano in quel momento senza rappresentanti significativi. Dato il suo espandersi in tutta l’Europa occidentale, il neoclassicismo avrebbe preso piede in ogni caso,  anche perché rappresentava per l’élite un’idea nuova di raffinatezza, questo al di là della venuta della Corte.(*)

   A distanza di anni, i contendenti possono tuttavia trovarsi d’accordo su un punto: la missione francese formò una generazione di pittori e architetti e ha lasciato una testimonianza della vita quotidiana del Brasile colonia. Senza le stampe di Jean-Baptiste Debret si saprebbe poco del Brasile delle prime decadi del secolo XIX, dei suoi aspetti sociali, etnografici, dei paesaggi urbani e rurali.

(*) Testo tratto da un articolo dell’Iphan (in portoghese) QUI    
Stampa di Jean-Baptiste Debret raffigurante 
Un funzionario del governo uscendo di casa con la famiglia

Sopraccoperta del libro Rio de Janeiro, la ville métisse, Éditions Chandeigne, 2001
(immagine rovesciata confronto all’originale)
Illustrations & commentaires de Jean-Baptiste Debret
Textes de Luis Felipe de Alencastro, Serge Gruzinski & Tierno Monénembo
réunis & présentés par Patrick Straumann
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